Nell’epoca moderna esistono fenomeni difficili da spiegare.Internet, i social media e la globalizzazione sono processi che hanno cambiato radicalmente e irreversibilmente il mondo che conosciamo. Le mode sono sempre esistite, ma mai si sono diffuse così rapidamente come negli ultimi anni.
È ciò che è accaduto al Giappone. Un Paese che ha sempre attratto grandi quantità di turisti, ma che negli ultimi anni si è ritrovato a gestire il cosiddetto turismo di massa. Nonostante rappresenti, almeno per noi europei, una delle destinazioni più lontane al mondo da visitare, il Giappone registra ogni anno nuovi record di affluenza da parte di turisti provenienti da tutto il mondo ed è il Paese che sta crescendo più rapidamente sotto questo punto di vista.
Anche noi siamo stati attratti dalla sua cultura, dalla sua tradizione culinaria e da tutto ciò che si sente dire sul perfetto funzionamento delle città e dei mezzi di trasporto, oltre che dall’estrema educazione delle persone.
Così abbiamo deciso di verificare di persona, non senza un certo scetticismo. Quando qualcosa diventa virale sui social e se ne parla ovunque, infatti, le aspettative tendono ad aumentare e il rischio di rimanere delusi è sempre dietro l’angolo.
PARAGRAFO 1: TOKYO
Il nostro viaggio è iniziato da Tokyo, come accade nella maggior parte degli itinerari che comprendono le tappe del Giappone “classico”.
Cosa ci aspettavamo dalla capitale nipponica? Esattamente ciò che abbiamo trovato: una metropoli che riesce, nonostante i suoi 14 milioni di abitanti, a rimanere pulita ed efficiente. I mezzi di trasporto, è vero, sono puntuali al minuto; le persone fanno davvero la fila per entrare in metropolitana, aspettando prima che tutti gli altri siano scesi, e nessuno parla sui mezzi pubblici.
Le orde di turisti che invadono Shinjuku e Shibuya, con la loro atmosfera pop e il loro consumismo sfrenato, si mescolano ai cittadini di Tokyo che tornano dal lavoro oppure si fermano a bere e mangiare (spesso da soli) in una pausa della loro attività terminata la giornata.
Eh si, perché in Giappone il concetto di mangiare al ristorante, è diverso dal nostro. E, infatti, molto più comune farlo, in quanto estremamente economico, gustoso e veloce, rispetto al fare la spesa e mangiare a casa. Tokyo si afferma infatti come una delle città con più alta concentrazione di attività di ristorazione al mondo, insomma, dove ti giri ti giri, troverai sempre qualcosa da mangiare.
La scelta sembra essere infinita: ramen, sushi, tempura, yakitori tonkatsu. Ogni piatto è un’esplosione di sapori unica che puoi gustare con pochi spicci, specialmente nei ristoranti più local. Ci ha sorpreso ovunque l’alta qualità delle materie prime e la bravura degli chef.
E dopo tanti corsi dedicati al ramen presso la nostra scuola, la curiosità di assaggiare una versione originale e locale era tanta. Il Ramen, a Tokyo, predomina nella sua versione Shoyu, ossia brodo a base di salsa di soia e carne (pollo o maiale), in cui si immergono tagliatelle di frumento (il ramen appunto) arricchito, con fette di chashu (pancetta di maiale di maiale) e alga nori.
Il sapore del brodo denso vi conquisterà completamente. Il ramen è un piatto popolare ed economico e considerato “rumoroso”: i brodi vengono serviti molto bollenti e per raffreddarli un po’ le tagliatelle vengono portate alla bocca e risucchiate. Ci è capitato, soprattutto a pranzo, di essere le uniche donne in questi piccoli locali con sette/otto posti, dove si mangia solo ramen. Il “risucchio” della pasta seppur perfettamente tollerato, non è considerato molto chic dalle signore, che evitano di frequentare certi localetti.
Paese che vai, usanza che trovi!

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